“SHAM” (2008)

Metacrilato

cm. 90x90x6


Se nella trasparenza del plexiglass impiegato in Missing, il progetto nel quale Laura Ambrosi dà forma ai propri bisogni e alle parti mancanti, le parole appaiono chiare e ben definite, in Sham le parole si intravedono solamente, sono sfumature e a tratti invisibili.
Dietro spesse lastre quadrate di plexiglass, opache e cangianti, infatti, sono racchiusi differenti versi che, al di là della lingua incui sono riportati, si fondono come parti di un tutto. come in un sogno.
Dalla trasparenza, dunque, al colore. Un colore che è però dato dal riflesso dello spettro luminoso creato dalla sovrapposizione delle lastre in plexiglass. Un colore in cui si amalgamano i traguardi conquistati dall’artista, gli stessi confini ormai superati che diventano la base per pensieri nuovi, per speranze che, in questo caso, parlano di desideri e spiritualità zen.
L’artista, da sempre solita confrontarsi con la plasticità della materia, in Sham sceglie un altro elemento. Lavorando infatti sulla sottrazione piuttosto che sull’aggiunta di dettagli, la nuova “materia” di Laura Ambrosi è la luce. Per natura inconsistente, effimera, la luce dà forma a tutto ciò su cui essa si posa disegnando le superfici e creando giochi di chiari e scuri.
E’ l’artista sfrutta questa caratteristica dando vita, attraverso un semplice meccanismo di tasselli e perni, a nuoe proiezioni e riflessi colorati sulle superfici su cui la lastra di Sham è direzionata.
Tra i riflessi tornato così le parole che, solo nel momento in cui sono proiettate, diventano perfettamente leggibili da chi osserva l’opera.
Ed è proprio la parola, scritta e pronunciata, a muovere il pensiero e il sentimento e, a tratti, persino a commuovere (dal greco = muovere insieme). quasi una performance quella Laura Ambrosi, ma non nell’eccezione di azione dal vivo nel tempo e nello spazio, quanto come “parola” performativa”. In linguastica, infatti, si dice performativo un enunciato che costituisce l’azione stessa che esso descrive. Dire “lo spero…”, ad esmepio, è un enunciato performativo perchè non solo si afferma di sperare, ma è proprio affermandolo che prende forma la speranza. E così accade con le speranze di Sham, i versi “assenza-presenza”, quelle frasi che – per dirla con l’artista – cercano solo un po’ di luce.
Claudio Cravero