“SOAP’S OPERA – Video installation” (2006)

Video proiezione, bolle di sapone, detersivo in polvere, sfere in plastica

Misure determinate dall’ambiente

Già partendo dal titolo, Soap’s Opera, con chiaro riferimento alle telenovelas, riflesso della commedia contemporanea, l’artista rivela la materia con la quale è realizzata: il sapone, quello normalmente impiegato per il bucato dalle massaie, dalle sognatrici di un mondo reso sempre più rosa dal potere del telecomando.
Laura Ambrosi sovverte ironicamente lo stesso mondo nel quale è immersa con acute inversioni di senso. La sua esistenza è forse troppo dolorosa e complicata affinché lei possa sorridere con le labbra e con il cuore; ecco allora che il ribaltamento è dei generi: la tragedia si trasforma in commedia, nuovo punto di vista dal quale osservare gli eventi che costituiscono la quotidianità.
In alcuni dei recenti lavori di Ambrosi, che come gli dèi e gli eroi della mitologia greca si maschera e si trasforma, vi sono spesso i riferimenti ad una Penelope che con le proprie mani tesse e disfa la tela nell’attesa dell’amato. Mantenendo le abilità della stessa Aracne, in Soap’s Opera, Ambrosi sembra però trasformarsi in Calipso, da vittima a carnefice forse, ma in ogni caso la sua metamorfosi è sempre espressione della thélgein greca, ossia il potere di ammaliare con lo sguardo, quell’arte seduttrice che incanta e riduce al silenzio.
Negli insoliti spazi dell’Ex Chiesa Metodista, lo spettatore è richiamato sinesteticamente alla materia dell’intervento. Il sapone, infatti, è materia calpestabile e avvertibile al tatto; nell’instabilità della superficie lo spettatore ne odora anche il profumo intenso; visivamente è invaso dalla sua trasformazione in bolle fluttuanti le cui immagini scorrono parallelamente nella videoinstallazione e, a livello sonoro, è cullato da una melodia che lo avvolge ipnotizzandolo. (Claudio Cravero)