“SOAP OPUS” (2007)


Le parole straniere, a qualsiasi lingua appartengoano, spesso ci sembrano povere, chiuse e limitate. Racchiudono però una ricchezza di significati. Se prendiamo ad esempio una parola greca come thèlgein, vi scopriamo una moltitidine di territori che sconfinano tra il mondo degli dèi e degli eroi della mitologia.
Thèlgein si riferisce al potere di ammaliare con lo sguardo. E’ quell’arte seduttrice che segna gli incantesimi della poesia: è quell’attitudine che all’inizio dell’Odissea Penelope rifiuta; è, inoltre, la fascinazione che nasce dai racconti di Ulisse e dei canti delle sirene. Soap’s Opera di Laura Ambrosi ripercorre, secondo un copione autobiografico ma che si estende comunemente a tutte le donne della contemporaneità, i caratteri arguti delle eroine protagoniste dele teatro occidentale. Già partendo dal titolo. Soap’s Opera, con chiaro riferimento alle telenovelas, riflesso della commedia contemporanea, rivela la materia con la quale è realizzata: il sapone, quello normalmente impiegato per il bucato dalle massaie, dalle sognatrici di un mondo reso sempre più rosa dal potere del telecomando.
Laura Ambrosi, che da sempre nella sua ricerca artistica impiega quei codici tipici del linguaggio al femminile, sovverte ironicamente lo stesso mondo nel quale è immersa con acute inversioni di senso. La sua esistenza è forse troppo dolorosa e complicata affinchè llei possa sorridere con le labbra e con il cuore; ecco allora che il ribaltamento è dei generi: la tragedia i trasforma in commedia, nuovo punto di vista dal quale osservare gli eventi che costituiscono la quotidianità. In alcuni dei recenti lavori di Ambrosi, che come gli dèi e gli eroi della mitologia greca si maschera e si trasforma, vi sono psesso i riferimenti ad una Penelope che con le proprie mani tesse e disfa la tela nell’attesa dell’amato. Mantenendo le abilità della stessa Aracne, in Soap’s Opera, Ambrosi sembra però trasformarsi in Calipso, da vittima a carnefice seduttrice forse, ma in ogni caso la sua metamorfosi è sempre espressione della thèlgein che incanta e che riduce al silenzio.
Negli insoliti spazi dell’Ex Chiesa Metodista, lo spettatore è richiamato sinesteticamente alla materia dell’intervento. Il sapone, infatti, è materia calpestabile e avvertibile al tatto; nell’instabilità della superficie lo spettatore ne adora anche il profumo intenso; visivamente è invaso dalla sua trasformazione in bolle fluttuanti le cui immagini scorrono parallelamente nella videoinstallazione e, a livello sonoro, è cullato da una melodia che lo avvolge ipnotizzandolo.
Ridotto al silenzio e posseduto da una sorta di rituale della infa, il testimone dell’intervento perde la percezione dello spazio ed entra nella dimensione del sogno, quella fascinazione in cui il sonno profondo non trova posto, come incantato vigilmente dall’arte di Shahrazàd ne Le Mille e una notte. E se nella seduzione dello sguardo si leggono i desideri, le passioni e le esperienze autoobiografiche di Ambrosi, è attraverso un’opera fatta di sapone che si raccolgono, a loro volta, le testimonianze delle altre ‘tragiche’ donne del nostro tempo.